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Mostra Fotografica: S. Agata alla Biblioteca 2019


“S. Agata alla Biblioteca” 2019: Esposizione di Opere sul Martirio di S. Agata e documenti riguardanti le celebrazioni.

“S. Agata alla Biblioteca” 2019: Esposizione di Opere sul Martirio di S. Agata e documenti riguardanti le celebrazioni.


Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero


12 Gennaio – 12 Febbraio 2019
Lunedì – Venerdì ore 9.00 – 13.00
Sabato ore 9.00 – 11.30

Catania, Via Biblioteca n. 13
(Monastero dei Benedettini di San Nicolò l’Arena)

Percorsi

• Sant’Agata nelle pergamene
• Sant’Agata nei manoscritti e cerimoniali del ‘600 – ‘700
• Sant’Agata nella musica:
graduali, antifonari e innari
• Sant’Agata nella Cronica del Cristoadoro
• S. Agata, nell’anno della nascita
i Papi e gli Imperatori
• S.Agata nelle opere rare e di pregio dal ‘500 al ‘700

• Sant’Agata negli Inni, Odi e Laude
• Sant’Agata nella pittura
• Sant’Agata nella Filatelia
• Sant’Agata nelle immaginette sacre
• Sant’Agata nella ceramica
• Sant’Agata nella scultura
• Sant’Agata nelle foto della Collettiva ACAF
• Sant’Agata nel “Festino in casa Ursino”

Le Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero” di Catania comunicano che, in occasione delle festività liturgica della Santa Patrona Agata, allestiscono una mostra sull’argomento, in collaborazione con l’Arcidiocesi e il Comune di Catania, curata dalla Direttrice della Biblioteca, la dott.ssa Rita Angela Carbonaro.

Tale iniziativa vuole essere la continuazione di un percorso che rintraccia la devozione alla Santa nella scrittura, nell’arte, nel costume, nella filatelia a testimonianza dell’affetto e venerazione che i catanesi hanno sempre tributato alla Santa nel corso della storia.

E’ tempo di festa per una Santa amata in Città come altrove, festeggiata al chiuso e all’aperto, con fuochi, canti e dolci,  con la calorosa  partecipazione popolare di grandi e piccoli, alcuni con la tunica bianca,  al grido di “Cittadini! Viva S. Agata!”.

L’idea di una mostra dedicata a Sant’Agata, con cadenza annuale, è nata nel 2009 dal desiderio di valorizzare il complesso, affascinante e multiforme ruolo che ha avuto nel rapporto con i devoti e vuole essere la continuazione di un percorso che rintraccia la devozione alla Santa nelle testimonianze scritte che, nel tempo, si sono succedute intorno alla sua figura con la venerazione e l’affetto che le hanno tributato i catanesi.

La mostra “S. Agata in Biblioteca” è un viaggio attraverso la devozione e l’amore che la nostra città nutre  per Sant’Agata. Pochi passi ed entriamo nella città settecentesca, in spazi liberi e simbolici dove la forza non sta soltanto nella preziosità e rarità del materiale esposto, ma in un luogo dove il concetto di spazio e tempo si trasforma in dimensione del pensiero, in elaborazione della memoria.

Non è una mostra hi-tech, ma uno sguardo sulla festa di Sant’Agata nell’era globale, al di là del virtuale, per ritrovare culto, devozione, religiosità, folklore, suoni, colori e sapori, frammenti del tempo che passa pur rimanendo nel presente, attraverso pergamene, antifonari graduali, libri rari, inni, dipinti, monili, immaginette sacre, cartoline, annulli postali, che si snoda in un percorso ricco di storia e ci aiuta a conoscere le forme del culto e della devozione alla Santa a testimonianza dell’importanza che da sempre ha avuto nel cuore dei devoti. La mostra vuole collegare senza i soliti stereotipi fuorvianti, i vari aspetti della tradizione con l’affascinante storia di Sant’Agata intelligentemente defolklorizzata.

La Mostra si apre con una scelta di inni rari, e alcuni unici, manifestini in veline inneggianti alla Santa con Odi e Laudi composte da personaggi della vita civile cittadina, Congregazioni di quartiere, Circoli o semplici devoti, da distribuirsi in gran numero.  Si prosegue nella Sala di lettura con la Collezione filatelica donata alla Biblioteca dal ragioniere Giuseppe Longo, un dipinto di Giada Fedele, “Sant’Agata: magia della processione”, in cui c’è tutta la magia, fra sacro e profano, in un gioco cromatico di colori caldi come la sabbia della plaja e freddi come la terra dell’Etna, non si scorgono volti ma traspare una grazie spirituale in quello aggrovigliarsi di folla in estasi per la Santa. Nella settecentesca vetrina centrale è esposta una scelta di libri rari del ‘600, periodo che produsse molto materiale scritto in cui vi è traccia di devozione e culto, forse proprio perché per Catania quello fu un secolo di grandi tragedie, come la colata lavica e il devastante terremoto a distanza di soli 24 anni.

Nel Corridoio dell’Elefante possiamo ammirare nelle bacheche, una statuetta in ceramica raffigurante la Santa, opera del maestro Eugenio Russo, manoscritti, libri dal cinquecento al settecento. In fondo, due dipinti degli artisti Fabio D’Antoni, “Sant’Agata”, e Giuseppe Salafia, “Sant’Agata: l’alba dei devoti”. La Sant’Agata del D’Antoni evoca reminiscenze pittoriche con il recupero di valori dismessi caricati di un nuovo significato. Una Sant’Agata dalla folta chioma e dallo sguardo intenso coglie lo spettatore di sorpresa perché vacillano i punti di riferimento e i criteri di giudizio di fronte a una immagine seducente, ma alla fine guardandola rapisce l’anima per la leggiadra simmetria poiché la bellezza corporea non toglie spiritualità.

Astratto polimaterico su tela è il dipinto del Salafia che unisce la tecnica della pittura alla fisicità della materia, permeato di una forte spiritualità, un quadro che non è bello solo da vedere ma che riesce a trasmettere con contrasti di luci e di ombre la forza della devozione alla “nostra” Santuzza.

Nelle Sala Emiliano Guttadauro troviamo una raccolta di cerimoniali manoscritti dal Seicento al Settecento, strumenti indispensabili per la conoscenza dello svolgimento della festa, una incisione del XX secolo del martirio di Sant’Agata, dono di Guido Celi, e un dipinto raffigurante S.Agata di Mauro Meli, che ci ricorda le opere del Pontorno perché l’immagine fissa, guardandola ci appare in movimento e quasi ci viene incontro man mano che la figura prende forma.

Nelle diverse declinazioni pittoriche e nelle accattivanti cromie delle tempere e dei materiali utilizzati dagli artisti Fedele, D’Antoni, Salafia e Meli emerge lo spirito e lo sforzo nel coniugare l’immagine della Santa con l’interpretazione della festa.

Nel Refettorio piccolo una raccolta di cartoline e immaginette della Santa, Collezione donata da Giuseppe Longo, a testimonianza della devozione nel mondo alla Santa. Un volume su Sant’Agata, due dipinti su cartone di Rosario Pennisi e due bozzetti bronzei dei festoni posti a decoro del Fercolo di Sant’agata del XIX secolo opera di Orazio Giammona. Due raffigurazioni della Cattedrale in un  libro e in un periodico del XIX secolo.  Una raccolta di diversi Menù e Cartoncini con versi di circostanza degli Invitati, con pregevoli stampe, in occasione del tradizionale Convito offerto dal Barone Mario Ursino e consorte per la “Peregrinatio Reliquiae”, nella sua casa di Piazza del Borgo, per omaggiare la Patrona della città di Catania. 

Sempre nel Refettorio piccolo, anche quest’anno, la Festa di Sant’Agata rivive palpitante in una avvincente composizione fotografica, ricca di spunti inediti e appassionanti. Ogni foto presenta inaspettate sorprese e curiosità della stessa festa ma con un volto sempre nuovo, perché ogni foto è unica e irripetibile, un microcosmo, un richiamo che va al di là della festa stessa e che suscita un’emozione narrata senza che si senta rumore, fatta di segni, simboli e contrasti cromatici.

Fotografie dal tema comune che non ha impedito marcate differenziazioni perché tra il fotografo e il soggetto c’è una relazione intenzionale che lega in rapporto di mutua significazione tra lo sguardo e lo spazio per l’istantanea percezione del manufatto fotografia finalizzata alla immediata comprensione.

Il confronto fra i vari artisti ha reso la mostra varia e di grande interesse con le 28 foto in bianco e nero della Collettica ACAF esposte, con la loro breve descrizione, come in un concerto ricco di sfumature che sopperisce alla inevitabile ripetitività del tema.

Foto che seducono e affascinano, testimonianza fissa e momentanea, che ci guarda e guardiamo, dove la festa trova forma e coerenza. Ogni foto nasce nel tempo, esprime il tempo: è tempo.

La mostra con le opere esposte visitabili nell’itinerario proposto del percorso fin qui compiuto, si conclude e raggiunge il momento culminante in uno dei tesori dell’architettura settecentesca catanese, la Libreria dei Padri Cassinesi o “Sala Vaccarini” dove il visitatore può ammirare una pergamena del 1196 con il più  antico sigillo con l’effige di Sant’Agata al recto e San Giorgio al verso, un manoscritto di  Francesco Maria Zappalà, con in esposizione la tavola con l’incisione dell’albero genealogico della Martire Agata e tre pregievolissimi Libri liturgici e musicali dei secoli XVII e XVIII di cui, un Antifonario – Graduale che contiene nella sezione iniziale i testi e la musica degli Antifoni (anche Magnificat e Benedictus) e responsori per vespri, compieta, lodi e notturni, relativi all’Ufficio della festa della Purificazione della B. V. M. e di Sant’Agata, un Antifonario- Innario con i testi e la musica degli Inni per i vespri, i mattutini e  le lodi del Proprio e del Comune dei Santi, tra i quali uno dedicato a Sant’Agata, e un Antifonario – Graduale dedicato a Sant’Euplio, protettore assieme ad Agata della Città di Catania.

Quest’anno la Mostra è impreziosita da due piccole sculture che sono state realizzate e donate dal Maestro Dino Cunsolo per essere esposte nelle “Biblioteche Riunite Civica e A. Ursino Recupero”. Si tratta di bassorilievi, di cui uno in caulino bianco e l’altro in caulino pigmentato con polvere d’oro. Raffigurano il volto di Sant’Agata conforme all’immagine dell’iconografia classica più diffusa nella città, sullo sfondo sono riconoscibili da un lato la Cattedrale di Catania dedicata alla Santa Patrona, dall’altro l’Etna in eruzione. Sono esposti uno accanto ai Cerimoniali manoscritti nella Sala Guttadauro e l’altro accanto alla Pergamena nella “Sala Vaccarini”.

Tutto il materiale esposto è di proprietà della Biblioteca, frutto di provenienze diverse ad eccezione di un volume, due dipinti su cartone di Rosario Pennisi e due bozzetti bronzei dei festoni posti a decoro del Fercolo di Sant’agata del XIX secolo, opera di Orazio Giammona, esposti nel Refettorio piccolo, messi a disposizione, gentilmente, da Dario Stazzone Presidente del Comitato catanese della “Società Dante Alighieri”.

Paul Valery diceva: “lasciate che i monumenti cantino”, ed è quello che stiamo facendo con i numerosi eventi e mostre allestite nelle varie Sale della Biblioteca. Oggi, bisogna ripensare alla Biblioteca non come luogo statico ma dinamico in continua evoluzione, senza limitarsi all’importante ruolo istituzionale di conservazione, tutela e fruizione del libro. Deve trasformarsi in centro di cultura e “cantiere di idee” con la creazione di stimolanti approcci culturali perché la memoria non è solo registrazione e recupero di dati ma anche utilizzazione degli stessi.

La mostra è visitabile dal 12 gennaio al 12  febbraio 2019 negli orari di apertura al pubblico della Biblioteca, dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e sabato dalle ore 9.00 alle ore 11.30 ed è inclusa nel ticket previsto per le visite guidate (5 euro adulti, 4 euro studenti universitari e scuole secondarie di secondo grado, 3 euro fino alla scuola secondaria di primo grado).

Si ringraziano

Arcidiocesi di Catania, Comune di Catania, Salvo Pogliese Presidente del CdA delle Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero”- Sindaco di Catania, Barbara Mirabella Assessore Pubblica Istruzione, Attività e Beni Culturali, Pari Opportunità e Grandi Eventi, Comune di Catania – Sistemi Informativi, Maurizio Dell’Aria, Maestro Dino Cunsolo, Giuliana Fiori, Dario Stazzone, A.C.A.F – Associazione Catanese Amatori Fotografia. Si ringraziano inoltre, tutti coloro i quali in passato hanno contribuito con il loro dono a rendere migliore la Mostra.

Curatrice della mostra Rita Angela Carbonaro direttrice della Biblioteca.

La DirettriceIl Presidente
Dott.ssa Rita Carbonaro Dott. Salvo Pogliese, Sindaco di Catania

[Il Passato]


Galleria Fotografica “S.Agata alla Biblioteca” 2019 – Soci A.C.A.F.

Francesco Barbera
Giuseppe Boccaccini
Jose Bonaccorsi
Vito Burgì
Salvo Cavalli
Rosalia Cuccia
Lello Fargione
Rossella Fernandez
Sergio Fichera
Simona Franceschino
Mario Ingegneri
Licio La Rocca
Elena La Spina
Valeria Laudani
Francesco Licandro
Silvana Licciardello
Riccardo Lombardo
Maurizio Maugeri
Nuccio Mugavero
Giuseppe Nastasi
Giovanna Pappalardo
Alberto Privitera
Enrico Renzi
Salvo Sallemi
Emanuela Serra
Mauro Sorelli
Noemi Spampinato
Fia Zappalà

Nota fotografie esposte alla Mostra  “S. Agata alla Biblioteca” – 2019

Fotografie.

Nel Refettorio piccolo della Biblioteca, anche quest’anno, la Festa di Sant’ Agata rivive palpitante in una avvincente composizione fotografica, ricca di spunti inediti e appassionanti. Ogni foto presenta inaspettate sorprese e curiosità della stessa festa ma con un volto sempre nuovo, perché ogni foto è unica e irripetibile, un microcosmo, un richiamo che va al di là della festa stessa e che suscita un’emozione narrata senza che si senta rumore, fatta di segni, simboli e contrasti cromatici.

Fotografie dal tema comune che non ha impedito marcate differenziazioni perché tra il fotografo e il soggetto c’è una relazione intenzionale che lega in rapporto di mutua significazione tra lo sguardo e lo spazio per l’immediata percezione del manufatto fotografia finalizzata alla immediata comprensione.

Il confronto fra i vari artisti ha reso la mostra varia e di grande interesse con le 28 foto in bianco e nero esposte, con la loro breve descrizione,  come in un concerto ricco di sfumature che sopperisce alla inevitabile ripetitività del tema.

Foto che seducono e affascinano, testimonianza fissa e momentanea, che ci guarda e guardiamo, dove la festa trova forma e coerenza. Ogni foto nasce nel tempo, esprime il tempo: è tempo.


Reliquiario “Il Velo”

  • S. Agata nelle pergamene, nei manoscritti e nei corali
  • S. Agata: il cammino del velo nei testi rari e di pregio e nei giornali
  • S. Agata nel libro in pasta di zucchero di Agata Elisa Sciacca
  • S. Agata nei dipinti di Giada Fedele, Mauro Meli e Giuseppe Salafia
  • S. Agata in: due bozzetti bronzei delle ghirlande che decorano il fercolo di Sant’Agata realizzati nel tardo XIX secolo dall’orafo catanese Orazio Giammona; alcuni dipinti a tempera di Rosario Pennisi che rappresentano la processione Agatina e il passaggio del fercolo di Sant’Agata presso le mura cinquecentesche di Catania; volume “Festeggiamenti annuali e centenari di Sant’Agata” del prof. Rosario Pennisi, Galatola Editore, Catania 1927 (Collezione privata Dario Stazzone)
  • S. Agata in un’incisione del Sec. XX (Collezione privata Guido Celi)
  • S. Agata in una statuetta di Eugenio Russo
  • S. Agata nella filatelia (Raccolta a cura di Giuseppe Longo)
  • S. Agata negli abiti-costume di Iolanda Manara, Giulia Riga, Stefania Giuffrida, Alessandro Maggio, Veronica Maugeri , Eliano Pappalardo, Lidia Di Mauro,  Grazia Scaletta, Maria Gambia,  Corinna Elmi, Spinello Maria, Andrea Campo, Anna Crocella, Giusy Nicosia. Gruppo Maison Du Cuchon, Direttore artistico Liliana Nigro
  • S. Agata: magia e suggestione della festa nelle foto di Francesco Barbera, Enrico Renzi e Salvo Sallemi

Elenco delle opere esposte alla Mostra  “S. Agata al Monastero dei Benedettini”: “Esposizione di opere sul martirio di S. Agata e documenti riguardanti le celebrazioni”.
“Il cammino del Velo”mostra-martirio-s-agata-2015


La festa nel “Sacco”

Iolanda aveva da poco sposato Nino, un valente ebanista, ed era andata ad abitare nella sua vecchia casa da scapolo. Era una donna previdente e sapeva che da lì a qualche mese sarebbe rimasta incinta e, quando ne ebbe certezza, cominciò a prepararsi.

Frugando negli armadi del marito trovò una strana vestaglia di cui non seppe capire la provenienza e l’uso. Era bianca, di buon tessuto e, risolutamente, ne fece panni e bende da utilizzare per i giorni lieti a venire.

Arrivò il mese di febbraio e Nino le chiese di approntargli il “sacco” di Sant’Agata perché sopraggiungeva la festa e lui, da buon catanese, voleva stare tra i “cittadini” catanesi appresso alla Santa Patrona. A Iolanda non restò che confessare l’equivoco nel quale era caduta e provvedere, con cura e solerzia (era pur sempre la figlia di un sarto), a confezionare un altro “sacco” per consentire al marito di rispettare la tradizione e confermarsi nella devozione.

Il bambino, poi, nacque ma il suo sviluppo non ebbe esiti sereni e, in quegli anni difficili, Iolanda pensò di affidarlo a Sant’Agata e a quella comunità cittadina che con intenso affetto, cristianamente La invocava da millenni.

Nacquero altri bambini. Uno di loro indossa anche lui il “sacco”, fondamentalmente per portare il fratello all’appuntamento di ogni anno e sentirsi, con lui, parte di un popolo in festa che riconosce la necessità di un rendimento di grazie.

Papà Nino, m’insegnò a portare “il sacco” che per lui non rivestiva caratteri penitenziali o vagamente ricollegabili a storie e storielle che sorridendo tramandava a noi figli.
Il “sacco”, per lui, era gentilezza, cortesia, candore, privilegio e omaggio che pretendeva di essere indossato con eleganza, ortodossia e rispetto e, quindi, sopra l’abito buono, in giacca e cravatta e sciarpa, quella sì, perché a febbraio può far freddo. Era, anche, colore, forma, identità che vestiva un rapporto intessuto di storia, tradizione, profumo e preghiera. Complemento essenziale non era la “scurzitta”, né il cordone con i “giummi”, né gli immacolati guanti bianchi che mi piacevano da impazzire, ma l’immacolato fazzoletto di batista, stirato e piegato alla perfezione, che mi fu consegnato ricordandomi che poteva essere utile ad allontanare la pioggia della “moschetteria” ma, soprattutto, doveva servirmi per rendere un saluto di riconoscimento, di festa.

L’ultimo “sacco” confezionato da mamma Iolanda ha vestito la salma di mio padre come Lei, prima di morire, mi aveva raccomandato di fare. Ed ho appeso al posto giusto il fazzoletto così sarà pronto al devoto saluto.

Questa presentazione, introduttiva per le immagini esposte in questa sala, potrebbe apparire, a una sua prima lettura, una proposta interpretativa troppo personale e soggettiva.

Se, però, guardate attentamente le immagini qui raccolte e procedete di là del documento, e magari cominciate a disporvi ad ascoltare quanto raccontano, beh, grazie a questo spiraglio potrete scandire ogni rappresentazione con dati -, tutti personali – che intendono richiamarsi espressamente alla storia della nostra comunità catanese e cristiana, alle vicende della nostra municipalità, alle tradizioni del nostro popolo.

I nostri autori hanno capito, infatti, che la festa appartiene a chi l’aspetta, la vuole e la realizza come espressione di speranza, come manifestazione di fiducia, come possibilità di preghiere ed intercettano tra i protagonisti della festa i segni, i simboli e le voci che non propongono solo un ricordo ma pretendono, appunto, di fare memoria, ovvero di fare presente (e riviverlo) quanto significativamente è accaduto alla loro Santa e quanto accade oggi intorno a loro. Tra le linee e i colori di ogni immagine bisogna, allora, cercare proprio l’etimo della parola “imago” ovvero qualcosa che interrompe la linea banale e si rivela proprio con un segnale che vuole essere riconosciuto.

Se chiederete a un “cittadino” qual è la prima emozione che si prova il giorno della festa, potrete allora sentire questa risposta: “Uscire di casa col “sacco”, all’alba, al freddo e incontrare un altro “cittadino”, già in cammino, e salutarlo con un sorriso, riconoscendogli il segno della festa e della Festa.

Pippo Pappalardo - ACAF
Pippo Pappalardo – ACAF

L’occhio devoto.

Da tempo l’attenzione ai festeggiamenti in onore di Sant’Agata, patrona di Catania, passa attraverso l’obiettivo fotografico.

Anzi, si può serenamente dichiarare che la presenza dei fotografi è contestuale a tutte le manifestazioni agatine.
Il medesimo strumento fotografico, ancorché camuffato da telefonino, è divenuto parte integrante dell’abbigliamento del devoto: è divenuto complementare strumento di attenzione, di necessaria documentazione, d’immediata riflessione emotiva.

Su questi atteggiamenti già si era appuntata la migliore letteratura e la più attenta fotografia isolana: ricordiamo qui il contributo di Leonardo Sciascia e di Ferdinando Scianna, interessati a spiegare la manifestazione di un ES collettivo che emerge all’interno del rito e della festa; e il lavoro di Melo Minnella e di Nino Buttitta, preoccupati di illustrare i peculiari significati demologici della festa e dell’evento;  cui ha fatto seguito la riflessione di Peppino Leone e di Gesualdo Bufalino prevalentemente rivolta ai protagonisti della festa, ai siciliani, ai catanesi che, nell’occasione del festeggiamento della loro patrona, ritrovano il palcoscenico, l’’agorà, l’odéon, dove esprimere con rinnovata libertà la loro speranza e la loro fiducia.

Letteratura e fotografia, insieme, testimoniano, quindi, questo desiderio di “vivere la festa”; scavalcando la storia; cercando, forse, nuove illusioni; invocando un intervento che magari non si scorge con chiarezza.
Il grande fotografo Richard Avedon aveva intuito la ricca complessità esistenziale racchiusa nella festa religiosa sicché aprendo la sua monumentale Autobiografia, proprio un’immagine del Festino di Santa Rosalia in Palermo aveva emblematicamente posto in apertura.

Anche le fotografie raccolte in questa magnifica sala, di Salvo Sallemi e di Francesco Barbera, entrambi prestigiosi esponenti della storica Associazione Catanese Amatori Fotografici (A.C.A.F) vanno dritte dentro questa complessità. Sono tutte impregnate dal desiderio di scoprirne la radice di una secolare devozione che nasce quando si è bambini e ci accompagna anche in punto di morte.

Se guarderete alle loro fotografie con l’occhio del turista estraneo e non coinvolto, allora, annoterete il sapiente atteggiamento del cronista capace di usare la rappresentazione fotografica per annotare i tempi e gli  spazi del rito e del peregrinare; gusterete i rimandi retorici e le accennate allegorie; ed, insieme a queste, penetrerete dentro il significato laico della festa ovvero quello di una comunità civile che festeggia la sua identità riconoscendola nell’omaggio alla sua Patrona.

Se guarderete alle loro fotografie con “occhio devoto” vi accorgerete che ogni fotografia è una finestra dalla quale potrete affacciarvi per raccogliere quelle grida, quei profumi, quei suoni che, se siete catanesi, vi accompagnano da quando siete bambino e che, puntualmente, vi attendono ogni anno.

Ma se state guardando con occhi devoti, allora avrete lasciato quelle finestre per unirvi a quel bianco e nero, a quel barocco, che sono il colore e il tempo di una festa che vi vuol coinvolgere in qualcosa di diverso, anche per dirvi che un momento di fatica, un grido, una lacrima, un sorriso, sono soltanto una possibile, plausibilissima preghiera. Magari solo per un attimo, come in  una fotografia.

Pippo Pappalardo - ACAF
Pippo Pappalardo – ACAF

ACAF – Associazione Catanese Amatori Fotografia

A.C.A.F. – Chi siamo:

Il 27 Marzo del 1986  alcuni amatori della fotografia spinti da questa passione fondarono l’A.C.A.F.
Associazione Catanese Amatori della Fotografia .Il gruppo si è subito distinto per una grande vivacità ed un’ interpretazione dell’arte fotografica aperta al dialogo e al confronto, in riconoscimento per l’impegno profuso nel divulgare l’arte fotografica riceve  l’onoreficenze  dalla FIAF e dall’ANAF.  .In questi 24 anni di attività ci siamo dedicati  anche al sociale con incontri di vario genere: numerose sono state le manifestazioni organizzate,  con presenze di pubblico numerosissimo. Ultima in ordine di tempo, la 14°  Rassegna di audiovisivi Fotografici svoltasi allo Sheraton Hotel  , l’8 dicembre scorso, con l’assegnazione  del 7° premio Foto arte Sicilia, che quest’anno abbiamo avuto l’onore e il piacere di consegnare al famoso fotografo Siciliano Melo Minnella. Nelle altre 6 edizioni del premio  fotoArte Sicilia  sono stati premiati : Giuseppe Leone, Carmelo Bongiorno, Enzo Sellerio, Carmelo Nicosia ;Ferdinando Scianna;Letizzia Battaglia;
Abbiamo organizzato 4 concorsi Nazionali presso la camera di Commercio e  5 concorsi nazionali inseriti nella  settimana dedicata alla Fotografia all’interno della rassegna “Terrazza in Via Crociferi” con altrettanto edizioni della rassegna per diaporami, tre concorsi internazionali ON line con tema “I DIRITTI DELL’UOMO”in quanto l’A.C.A.F. da tempo si occupa di divulgare con l’utilizzo del mezzo fotografico le tematiche dei diritti umani,  e dato il momento storico cui stiamo assistendo di valori civili che si perdono, ci sembra un’ importante e doveroso impegno.
L’ultima iniziativa in ordine di tempo , è stato il recentissimo concorso organizzato insieme all’assessorato alla cultura di Catania sul tema della Festa di SAgata, il 2° concorso che ha permesso di vedere la festa attraverso gli occhi dei numerosissimi cittadini che hanno voluto aderire all’iniziativa, inviando quasi 500 foto.
L’A.C.A.F. che in questi anni ha saputo valorizzare l’attività di tanti soci alcuni dei quali diventati anche dei professionisti risulta tra le associazioni fotografiche più attive e sicuramente di prestigio, la  sede di via Pola il martedì sera è diventata meta di  presenze altamente qualificate durante l’attività sociale,
Il gruppo unito ancora da un clima di profonda amicizia e produttiva collaborazione è composto dal presidente storico Cosimo Di Guardo,
Sul nostro sito  http://www.acaf.it/  si possono trovare tutte le notizie riguardanti le attività e i programmi  dell’associazione, nonché una ricca galleria fotografica di tutti soci e degli utenti del sito.
Altresì ci  preme sottolineare la totale attività non commerciale e senza scopo di lucro dell’associazione, costituita da volontariato,gli aiuti economici per realizzare  tutte le nostre attività arrivano da privati amici e concittadini, rarissimamente da enti pubblici (scelta fatta per non avere vincoli) alla sola  pretesa di avere  in cambio delle manifestazioni “vere” e di interesse sociale.l’associazione si pregia di avere come soci onorari il critico fotografico avv.Pippo Pappalardo ,Il grande maestro Giuseppe Leone, il noto fotografo Carmelo Bongiorno e Il preside dell’accademia di belle arti di Catania  Carmelo Nicosia.
Il  motto da sempre che ci contraddistingue è: ” chi ama la fotografia è il benvenuto all’a.c.a.f.


Approfondimenti

Contatti

Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero” (Monastero dei Benedettini) Via Biblioteca, 13 95124 Catania Tel. (+39) 095 316 883 E-mail: info@bibliotecheriunitecivicaeursinorecupero-catania.it

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Orari

9.00 – 13.00 da lunedì a venerdì
9.00 – 11.30 sabato


Il “Passato”

Il “Passato”

Galleria Fotografica S.Agata 2018 Soci A.C.A.F.

S.Agata negli Abiti – Costumi 2015

Uno sguardo sulla festa nelle foto di Salvo Sallemi  Enrico Renzi e Francesco Barbera  Edizione 2015, On-Line

Uno sguardo sulla festa nelle foto di Salvo Sallemi e Francesco Barbera Edizione 2014, On-Line sul Portale del Comune di Catania

Uno sguardo sulla festa nelle foto di Salvo Sallemi e Francesco Barbera Edizione 2013, On-Line sul Portale del Comune di Catania

Vedi la “Galleria Fotografica”

Archivio: 2011

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